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domenica 15 dicembre 2013

La nota stonata

Immaginatevi di essere ad un concerto, sentite l'armonia tra i vari strumenti, ogni pezzo suonato alla perfezione. Finisce il concerto e quello che vi rimarrà sarà che avete assistito ad un bel concerto, uno dei più belli magari. Ma se in quel concerto ci fosse stato uno solo dei musicisti che in uno dei molti brani avesse sbagliato una sola nota? Il concerto non sarebbe stato più così bello e l'unico ricordo di quella serata sarebbe quell'unica nota stonata che non si è voluta adeguare alle altre.
La vita non è tanto diversa, le persone e le situazioni formano il concerto, nessuno si ricorda del DO o del SOL messi nel posto giusto, ma l'unica nota fuori posto si. Non vuol dire che il MI sia una nota sbagliata o incapace, solo che al posto del  DO in quel momento non ci stava, forse è arrivato troppo presto o troppo tardi. In un'altra sequenza nessuno lo avrebbe notato, ma si è trovata li, avrebbe voluto suonare diversamente ma non poteva. Lei però era perfetta, intonata, ma non ci stava nel contesto.
Le persone sono tutte diverse a volte ci possiamo trovare in un posto o in un momento in cui tutti vanno in "armonia" e noi invece no, perché noi agiamo come è nella nostra natura, non siamo sbagliato ne tanto meno valiamo meno delle altre note, forse dobbiamo trovare ancora la sequenza giusta.
Certo le persone si ricorderanno di noi perché tutti si ricordano della nota stonata, in bene o in male... e visto che nel mondo c'è tanto male, le note stonate stanno diventando le poche cose buone... forse se le prendessimo tutte assieme vedremmo che fanno parte dello stesso spartito, erano scivolate via o forse qualcuno le ha messe in quello sbagliato.
Per tutti quelli che si sentono così, stonati rispetto la società, io faccio il tifo per voi, io sono stato chiamato così da una professoressa quando andavo alle medie, lei pensava di offendermi, ma aveva ragione: io sono la nota nello spartito sbagliato, preferisco di gran lunga esserlo ed essere ricordato piuttosto che conformarmi a qualcosa che non sento ed essere parte del sottofondo.
E quando troveremo le altre note? Sarà una gran bella musica, come non si è mai sentito prima.


Ci sono molti autori che hanno parlato di come e perché essere sestessi, di seguito un paio che vale la pena dare un occhiata:
 Essere se stessi
   
 La fatica di essere se stessi

martedì 15 ottobre 2013

Tasse per non alzare le tasse....

Si sa che l'Italia è un paese pieno di tasse e ultimamente volevano alzare le tasse per  non alzare l'iva, ma è andata male così l'iva si è alzata... e anche le tasse. Ma sì, intanto noi paghiamo, chi paga, il 60%... neanche gli schiavi nell'antico Egitto pagavano così tante tasse mi sa. Ora che vogliono addirittura salvare l'Alitalia facendola comprare dalle Poste...quindi essendo di stato vogliono usare i nostri soldi per rimediare agli errori dei manager che intanto si sono intascati i soldi (mica pochi) e non vogliono tirarli fuori per salvarsi le chiappe (tra l'altro, se anche voi siete contrari a questa manovra potete firmare la petizione qui http://chn.ge/17pXGnc)
Il fatto che il principio "Panem et circenses" funziona benissimo, che "c'è crisi! c'è crisi", ma finché c'è la partita la sera va bene così, anche pagare sky oltre al canone rai (che inizialmente si pagava per non avere la publicità, adesso si paga perché è una tassa sul possesso di tv, anche se la usi come ferma carte).
Per fortuna che ancora qualcosa possiamo fare, ci sono iniziative che aiutano noi poveri consumatori sia per farci risparmiare che magari guadagnare pure ( vedi http://tomeetoo.com/landing/smisback@gmail.com ) chissà che questo ci aiuti a superare sta crisi... se poi i politici la smettessero di litigare, si abbassassero lo stipendio e non aiutassero  società che falliscono tipo l'alitalia o peggio ancora le banche, magari questa crisi sarebbe anche già passata...

venerdì 22 marzo 2013

Giornalisti, effetto domino e coerenza

Ancora non ho speso una parola per la categoria dei giornalisti, parlo di tutti: quelli che scrivono e quelli che stanno in TV.
Anche loro, se non principalmente loro, hanno avuto e tuttora hanno una grande influenza per la crisi che c'è ora in atto.
La crisi c'è in tutto il mondo, certo, ma intanto è l'Italia che va a picco. In Giappone, se non sbaglio, il debito pubblico è il doppio rispetto quello italiano, ma vanno alla grande e non sono in panico.
Se qui il debito aumenta di 0,5 subito tutti i giornali e televisioni a dire che bisogna risparmiare perché non ci sono soldi, il cittadino spaventato non compra più niente, i negozi quindi non vendono niente, le fabbriche quindi producono senza guadagnare, le imprese falliscono e lasciano a casa i cittadini senza più soldi: quindi avevano ragione i giornalisti....NO!
È ovvio che ormai il cerchio è già stato innescato, ma se fin dall'inizio si continuava a fare come sempre fatto, la crisi sarebbe già passata, a parer mio.
Poi i politici non hanno certo aiutato, ma questo è un altro discorso.
Ah, poi la coerenza dei giornalisti, sempre affascinante: nasce una discussione tra un giocatore ed un allenatore, questa cosa ovviamente viene spiattellata da tutti i giornali e poi  l'allenatore, una volta risolta la faccenda, dichiara che è dispiaciuto solamente che la questione è uscita fuori dallo spogliatoio. Il giornalista commenta: ah allora va bene picchiare i propri familiari, basta che rimanga nelle mura di casa... Ma si, portiamo all'estremo qualsiasi cosa, non mi pare abbia lo stesso peso... vabbè ognuno la pensa come vuole...
Il movimento cinque stelle si raduna e non vuole nessuna telecamera, un giornalista furbetto si camuffa con telecamera nascosta per riprendere, poi viene beccato e dichiara: ma n'è valsa la pena!
Mmm qui non estremizziamo quindi, non è come dire: ho ammazzato mio padre per avere l'eredità, ma n'è valsa la pena! No, non lo diciamo, certo. Diciamo solo le cose che ci fanno comodo.
E intanto l'Italia va a rotoli.
La cosa migliore da fare sarebbe quella di evitare i TG e i Giornali e cercarsi le informazioni da mezzi alternativi come internet, dove possiamo avere più punti di vista e farci poi un'idea nostra.
La rivoluzione parte da noi.